BOGRE – Il viaggio di Catari e Bogomìli nell’Europa del Medioevo

 

 

Film documentario di Fredo Valla
con Andrea Fantino ed Elia Lombardo

Durata: circa 120 minuti

Una storia di idee, di religioni, di viaggi, di persone, di poteri.
Una storia che merita di essere raccontata. E condivisa.

B OGRE.  In lingua occitana significa bulgaro.
O GRE. È uno dei nomi che vennero dati ai Catari.
BO G RE. È parola che sopravvive nei paesi occitani come un insulto.
BOG R E. È il viaggio di Bogomìli e Catari nell’Europa del medioevo.
BOGR . È il titolo del film che intendiamo realizzare.

 


 

LA STORIA

Chi parla la lingua d’oc sa che BOGRE non indica semplicemente un abitante della Bulgaria. Così era in antico, poi le parole evolvono, e bogre, da secoli, ha assunto in occitano il significato di inetto, di babbeo, di persona infida che maschera la verità. Attorno al XII secolo bogre divenne un insulto diretto ai Catari d’Occitania, colpevoli di una religione non ortodossa, simile per dottrina a un altro grande movimento eretico europeo, quello dei Bogomili bulgari e di Bisanzio.

Entrambe furono eresie dualiste. Il catarismo e il bogomilismo sono la testimonianza storica di un medioevo tutt’altro che buio e immobile, come spesso viene rappresentato. Le idee viaggiavano da un capo all’altro dell’Europa, dai Balcani alla Linguadoca ai Pirenei, dall’Italia centro-settentrionale alla Bosnia.

 

 

Catari non erano solo i servi e i contadini che si opponevano all’alto clero e ai feudatari – così com’è accaduto per il bogomilismo – ma anche le classi mercantili e colte della città. Sono tante le famiglie di alto lignaggio che hanno abbracciato la dottrina catara, in Occitania come in Italia. A Firenze erano catari personaggi che tutti conosciamo, come Farinata degli Uberti, il poeta Guido Cavalcanti e, secondo studi recenti, lo stesso Dante Alighieri.

Eppure, nonostante la loro evidente rilevanza storica, bogomilismo e catarismo spesso vengono considerati un fenomeno marginale.

Esistono prove delle relazioni tra questi due movimenti eretici?

Sono tanti i documenti e le tradizioni che ci raccontano dei loro rapporti dottrinali e umani.

L’episodio che rappresenta al meglio il mondo di Bogre è il concilio che si tenne nel 1167 a Saint Felix de Caraman, presso Tolosa: un concilio a cui parteciparono rappresentanti delle varie comunità catare occitane e italiane (le comunità di Tolosa, Carcassonne, Albi, Aran, e Marco di Lombardia per l’Italia) e che vide tra gli invitati il bogomilo Nicetas, giunto dalla Bulgaria o da Bisanzio, che trasmise lo Spirito Santo attraverso l’unico sacramento riconosciuto dai Catari, il consolamentum.

 

 

IL FILM DOCUMENTARIO

Il progetto BOGRE nasce dalla passione che si è creata nel nostro gruppo di lavoro, composto da professionisti del cinema (Fredo Valla,  regista del film documentario, Andrea Fantino ed Elia Lombardo e da ex allievi della Scuola di Cinema di Ostana che il regista ha voluto coinvolgere in questa realizzazione), da studiosi del catarismo e del bogomilismo quali Francesco Zambon, Enrico Riparelli, Pilar Jimenez, Jean Louis Gasc, Benjamin Assié, Emir Filipovic, Axinia Dzurova, Vassja Velinova, Georgi Nokolov, Ivan Biliarski e da organizzatori culturali dello spazio occitano (Ines Cavalcanti e Chambra D’oc).

Alla sua realizzazione collaborano il Centro Ivan Dujčev di Sofia, una delle più importanti istituzioni accademiche bulgare, il Cirdoc-Mediateca Occitana di Béziers (Francia), l’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze, la Fondazione Giulini di Milano, oltre a vari enti e privati cittadini che sostengono economicamente il film.

Abbiamo intenzione di mantenere un metodo di lavoro attento alla storiografia e ai documenti più attendibili; vogliamo che la storia di BOGRE contribuisca alla Storia dei Bogre, di chi quel nome se l’è trovato appiccicato come un insulto dal momento in cui ha scelto una fede diversa da quella dominante.

 

 


La crociata è passata, Monsegur è in rovina, ma tu sei sopravvissuto al destino, sei sfuggito alla grande carneficina, sei tornato alla vita quotidiana, stai cercando di dimenticare… Ma quella sera qualcuno batte alla tua porta e la sfonda. Puoi gridare, protestare, dire che non hai fatto nulla di male, ma ti portano nelle prigioni dell’Inquisizione. Ogni sforzo d’immaginazione è vano per immaginare la cella.

La puzza…  non quella degli escrementi, dei topi: la puzza della paura. Perché si marcisce in venti, in cinquanta nella cella, e ogni tanto la porta si apre, e tu protesti…

Ne portano via uno, due, e presto ti rendi conto che chi viene portato via non lo rivedi più.

Ecco da dove viene l’odore della paura. A un certo punto si immagina il peggio, dunque non desideri più di essere chiamato… vuoi rimanere lì, non muoverti più. La porta si apre e ti chiamano… immagini che ti uccideranno. Ma no, non subito.

Accade quando l’inquisitore pensa che non può più fare niente per te, che sei andato troppo avanti nell’eresia. Quando pensa che bisogna purificare, ripulire, amputare. E allora è il fuoco. Il rogo non è per fare male, non è inteso come una condanna severa. È perché di te non rimanga niente… affinché nel giorno del giudizio il tuo corpo non possa ritrovare la sua unità.

Quando sei condannato, sali, vieni legato e attendi. Chi sta per morire aspetta che il tempo passi, ma la folla… la folla è in attesa dell’avvenimento. Il clero attorno al rogo ti chiede per l’ultima volta di rinunciare al tuo errore, è il momento in cui puoi salvare la tua vita… “Abiura… abiura…”. Ma sfuggire al rogo e finire in una cella, è scegliere una morte lenta. Non si abiura quando si è sul rogo!

Il fumo sale, soffochi…

L’orrore!

(Olivier de Robert, attore – Ripresa effettuata a Montaillou – aprile 2018)


 

 

NOTE DI REGIA

Bogre è un film che racconta un viaggio. Un viaggio nella storia, un viaggio nell’Europa del medioevo, un viaggio nel suo farsi. Un viaggio-saggio. Un road-movie alla ricerca delle tracce di catari e bogomili eretici del IX-XIII secolo. Occitania, Italia, Bulgaria, Bosnia… montagne e pianure: scorrono le immagini dei luoghi di un’Europa contemporanea che fatica a digerire un passato che solo al primo sguardo appare lontano. La memoria vacilla, rimozioni su rimozioni, strumentalizzazioni, misteri, indifferenza. Massacri, persecuzioni, torture, condanne capitali. Roghi. Genocidi. Le parole si aggiornano ma quando l’umanità si guarda alle spalle finisce sempre per guardarsi allo specchio. E’ questa la ragione della partenza del viaggio, dare un senso alle esistenze di uomini e donne condannati solo perché avevano scelto una fede diversa da quella dominante. Dare un senso alle loro sofferenze, ai dolori, alle morti. Ma anche alla diffusione delle loro idee, dei loro principi, dei loro sogni. Idee di giustizia, uguaglianza, tolleranza, convivenza: pensieri che ebbero una forma legittima solo molti secoli dopo, e che ancora oggi si vivono con fatica, profonda fatica.

Il senso arriva dalle voci e dai volti di chi viene incontrato durante il viaggio, che nella profondità di analisi scientifiche e riflessioni personali daranno una forma al passato, daranno una sostanza alla memoria. E’ il momento in cui il viaggio si ferma, la camera diventa fissa, e ascolta. Per poi ripartire.

 

 

Bogre è un film che si rivela, che fa del suo costruirsi un elemento centrale, perché ha bisogno di mostrare il proprio sguardo, relativizzarlo, contestualizzarlo. Ed il proprio punto di vista lo si dichiara a partire dalla rivelazione del set, mostrato nel suo farsi e disfarsi, e dalla voice-over del regista, che accompagna lo spettatore nel suo viaggio, capace di tenerlo stretto e allo stesso tempo di lasciargli i tempi e i modi per maturare il proprio pensiero, per fare proprie le storie, gli eventi, le emozioni. Il regista attraversa gli spazi, solo ed in compagnia, le stagioni si susseguono, il giorno lascia spazio alla notte, il sentiero lungo un fiume al centro di una capitale europea. Presto lo spettatore viene coinvolto in un ritmo di immagini, voci e musiche che vanno e vengono, un cerchio che si allarga sempre di più, un andirivieni stimolante, un dondolio capace di interrompersi per diventare una freccia che mira al bersaglio, che va dritta dritta al punto. Allo stesso modo del pensiero umano, che di lineare ha ben poco. Il cinema aiuta a creare le associazioni visive ed emotive, a vivere in un’ora le vicessitudini di un secolo. Andare e tornare, andare e tornare ancora, in movimento, per rispondere a delle domande, per trovare una soluzione, per provare a mettersi in salvo dall’oblio, per dare spazio alle differenze, per valorizzare spiritualità e culture lontane e vicine. Per esprimere una critica, per aiutare il pensiero ad essere critico.

L’andirivieni: un movimento che era proprio dei Bogre del medioevo, di quegli eretici costretti a fuggire e a rifugiarsi per vivere e condividere le proprie idee, finendo per percorrere lunghi viaggi in lungo e in largo, unendo un’Europa ben prima che fosse unita.

 

 

LE LINGUE DI BOGRE

Bogre è un film che nasce e si sviluppa sul territorio della minoranza linguistica occitana. Il regista Fredo Valla e l’associazione culturale Chambra d’Oc lavorano da 40 anni alla tutela e alla promozione della lingua occitana. Occitano è il titolo, scritto nella grafia classica (la “O” si legge “U”). Un titolo che fin dall’inizio mette in connessione il catarismo con il bogomilismo, l’Occitania e l’Italia settentrionale (anticamente Lombardia) con la Bulgaria. Il termine “Bogre” testimonia un fatto tragico e inesorabile: l’utilizzo della lingua per marchiare l’altro come nemico, ovvero lo straniero come eretico e l’eretico come straniero: in Francia del Sud essere bulgari significava essere eretici.

Oggi Bogre propone una riflessione su questo genere di atti linguistici che segnano una discriminazione, lo fa guardando al passato e a partire da una lingua di minoranza attraversa l’Europa e include nel suo viaggio il francese, l’italiano, il bulgaro e il serbo-croato. Il film avrà quindi 5 lingue, ed uscirà dunque con cinque sottotitolature. Prevista inoltre una sottotitolatura in inglese per raggiungere un pubblico maggiore.

 

 

CHI SONO

Amo sentire raccontare le storie. Per questo motivo sono diventato documentarista e sceneggiatore di film lungometraggi. Qualcuno ricorderà "Il vento fa il suo giro" candidato al Premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura e "Un giorno devi andare", regia di Giorgio Diritti. Collaboro con Aranciafilm, Graffitidoc e Nefertiti Film per lo sviluppo di progetti, soggetti, sceneggiature e regie. Ho co-fondato "L'Aura", scuola di cinema di Ostana, nel villaggio di fronte al Monviso in cui vivo. Coltivo l’orto a 1350 metri di quota; raccolgo cavoli, zucchine, porri, insalata, bietole, carote. Zucchine, soprattutto.

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