14 aprile
Liceo Artistico Casorati – Novara
Liceo Linguistico Bagatta – Desenzano


“I miei studenti, soprattutto Andrej, bosniaco, Julia, albanese,
Alessia, rumena, Jesper, olandese, Aurora, russo-belga, e Anna, tedesca, hanno
rilevato la straordinaria dimensione linguistica del film: erano affascinati
dalla lingua occitana. Le tre classi erano del Linguistico, una Terza e due
Quarte, e tutti erano fieri di aver capito bene il francese, ma soprattutto per
i madrelingua, sempre un po’ stranieri nel cuore, sempre un po’ stupiti di
poter rappresentare se stessi in immagini non sovrapponibili, soprattutto per
loro scoprire nel cuore dell’Europa dei popoli una lingua sconosciuta rimasta
nascosta per millenni è stata una sorta di inaspettata iniziazione ad uno
spazio di manovra tutto nuovo, in serbo per loro.
Uno spazio futuro, custodito caparbiamente dalla saggezza dei
padri. La lingua occitana infatti parla a tutti i popoli, perché nella sua
corrispondenza alle forme delle valli e delle vette in cui risuona clandestina
convoca ogni parlante che la intende alla ricerca della musica diversa di ogni
terra che compone un’Europa ben diversa da quella dei palazzi dei vincitori.
I Desenzanesi hanno rilevato una strana somiglianza dell’occitano
con il dialetto bresciano, cosa effettivamente molto interessante su cui
riflettere, e i Sirmionesi, che si sentono veneti e un po’ esiliati tra i
lombardi, si sono sentiti restituiti alla loro venusta distinzione contemplando
soddisfatti le riprese della Giamaica… lo sapeva che si chiama così la
spiaggia che appare nel film? Abbiamo anche altri Continenti in mezzo al
Lago…
(lettera al regista di M. A., docente presso il Liceo Bagatta di Desenzano)
Recensione Film “Bogre: la grande eresia europea”, a cura di una studentessa del Liceo Linguistico Bagatta di Desenzano.
Il film documentario Bogre riesce pienamente nel suo intento e arriva come una forte denuncia, uno schiaffo in pieno viso allo spettatore che si ritrova immediatamente catapultato indietro nella storia e rivive uno dei momenti più tragici e difficili dell’umanità: le persecuzioni religiose e il tribunale dell’Inquisizione. Tema sicuramente controverso quello delle violenze perpetrate dal fanatismo religioso del passato, per il quale alcuni tentano ancora di trovare una giustificazione: sono molti coloro che pensano di trattare una violenza disumana come normale, il film rende sicuramente una migliore idea di tutte le violenze inimmaginabili a cui centinaia di persone sono state sottoposte.
L’impatto emotivo è certamente molto elevato, raggiunge l’obiettivo centrale e lascia lo spettatore senza parole. Come almeno è successo a me. Ho personalmente apprezzato molto la cura del dettaglio e l’attenzione alla ricostruzione delle prove scritte e storiche. È interessante la presenza di studiosi ed esperti di nazionalità diverse che hanno portato, come valore aggiunto, la loro testimonianze di una delle più interessanti lingue europee: la lingua d’oc, patrimonio culturale. Le parti recitate e le parti di ricostruzione storica si alternano bilanciate in perfetta sincronia e fanno si che l’attenzione dello spettatore non cali.
Da un punto di vista personale il film in generale mi è molto piaciuto ma la parte che tra tutte ho trovato più interessante è stata quella che racconta la storia dei catari a Sirmione. Forse per un motivo di vicinanza o di consapevolezza del luogo è difficile che tali informazioni passino inosservate.
Ciò che mi ha più colpito è rendermi conto che solitamente che tendiamo a considerare la violenza a noi estranea, la ignoriamo se non coinvolge direttamente noi. Oppure la studiamo senza neanche renderci conto del significato delle parole: qualcosa di violento accaduto nella storia e letto su un libro ci sembra distante, quasi inesistente, perchè successo talmente tanto tempo prima che noi non ne siamo coinvolti. Vedere però sullo schermo luoghi così familiari, in cui mi capita spesso di andare mi ha fatto riflettere.
Una violenza rimane sempre tale, non importa che sia accaduta giorni prima o secoli prima, e la nostra società dovrebbe aver imparato finalmente a denunciarla, e rispettare le vittime, a ricordarle. Nonostante fossi consapevole di ciò che è successo con il tribunale dell’Inquisizione non solo in Italia ma in Europa, ne sono diventata veramente consapevole solo nel momento in cui ho visto i luoghi a me tanto cari e li ho immaginati protagonisti, spettatori silenziosi del male umano. Si tratta di qualcosa che ti turba, ti lascia un interrogativo. Come fare per evitare che tutto ciò di ripeta? L’esperienza di questo splendido documentario ti apre gli occhi, ti senti vicino alla storia, alle persone e a ciò che è successo. Inizi a porti delle domande.
Penso sia un’esperienza fondamentale e necessaria. Si parla tanto di
educazione civica nelle scuole al giorno d’oggi, ma credo che la miglior
educazione civica sia la scoperta della storia ancora nascosta, che proprio
perchè ignorata continua ad influenzare la nostra quotidianità.
Commento di un docente
del Liceo linguistico Baratta di Desenzano
La visione di Bogre è
raccomandata, a mio parere, ad ogni studente italiano che voglia comprendere i
secoli in cui l’Inquisizione ha dato la caccia al folto gruppo dei cristiani dissidenti,
che rifiutavano sottomettersi ai Pontefici romani. Non ci sono ad oggi in
adozione nel nostro Paese testi di Storia per la Secondaria che descrivono gli
atti dei processi nel modo puntuale e dettagliato offertoci dal film, e
soprattutto nessuno si sofferma sulla precisa intenzione dei giudici di
richiedere ai malcapitati caduti nelle mani dei tribunali la delazione, il
tradimento, l’estorsione di dati personali di altri sospettati, in cambio del
rilascio. Nessuno dei manuali scolastici
che conosco si sofferma con altrettanta efficacia sugli effetti prodotti nel
tessuto sociale dalla violenza del ricatto che costituiva il nucleo più segreto
del potere degli Inquisitori, quindi sulla disgregazione delle relazioni
interpersonali, e per necessaria conseguenza sulla perdita della percezione
stessa della dimensione etica del vivere, indotta dalle pratiche inquisitoriali
nei territori soggetti al potere papale. Nella sezione antologica del miglior
libro di cui ho notizia viene riportato addirittura un brano dall’opera di un
grande storico che reputa i tribunali speciali dello Stato Pontificio più
garantisti, più rispettosi dei diritti dell’imputato rispetto a quelli
vescovili. Senz’altro le ragioni di tale affermazione sono fondate, ma la
mancanza di altre informazioni porta il lettore attuale ad immaginare che
l’Inquisizione fosse una buona idea per proteggere gli eretici.
Ciò che
i miei studenti del Linguistico hanno scoperto invece, ascoltando attentamente
i monologhi in francese, è la ricaduta diretta che la legge emergenziale,
adottata dal diritto ecclesiastico romano nel 1209 in vista della Crociata che
per ordine di Innocenzo III dilaniò il Medio Evo europeo, ebbe sulla coscienza
morale dei popoli costretti a subirla. Il percorso di Bogre infatti, raggiunta
la Francia si trasforma genialmente in un volto e una voce, diviene un lungo
discorso che grazie al talento direi magnetico dell’attore che lo incarna,
senza bisogno di alcuna immagine ha saputo mantenere i ragazzi sospesi in
spasmodica attenzione: sono questi dunque i momenti in cui la tensione del
viaggio si fa più intensa, e rivela l’intento profondo dell’opera di Fredo
Valla, traducendosi in un racconto che diviene il cuore di ogni altra
testimonianza di ricerca, poiché riversa il passato in un presente che lo
spettatore non può non riconoscere come proprio, essendo il presente
dell’umano, identico ad ogni epoca e latitudine nella sua vocazione alla
giustizia.
Bogre è
denuncia, scarna e tagliente, di ferite sanguinanti ancora nascoste tra le pieghe
di una storia che un solo Vescovo nei secoli della Chiesa ha sentito il
desiderio di condannare. Qualcuno ha dichiarato che il suo gesto di domandare
perdono, sorprendente e commovente nel suo apparire improvviso nel film, sia
stato inutile perché le vittime non sono più qui per poterlo accogliere. Al
contrario, le vittime sono ancora qui nella loro discendenza di dolore, e in
quel racconto in cui la denuncia “precipita”, come un diamante magistralmente
incastonato nell’azione scenica, appare l’evidenza della trasmissione
inevitabile del trauma alle generazioni successive, inarrestabile finché non
venga ristabilito e proclamato attraverso la parola l’ordine naturale delle
cose, ovvero il diritto alla libertà di coscienza e di espressione che ogni
essere umano è qui per godere, diritto negato in un tempo che si vorrebbe ormai
estromesso dalla narrazione dei vincitori, ma che ancora grida così forte da
rimanere indelebile nella memoria di chi, come i miei studenti, ha avuto la
fortuna di lasciarsi trasportare dall’intensità del monologo.
In
questa esperienza autentica della Storia in cui Bogre ci immerge, in
questa nuova verità di noi stessi che il
passato soccorso dal racconto di Olivier de Robert può finalmente rivelarci, il
film sfiora già i temi teologici che a mio giudizio soltanto Maria Soresina,
intervistata nella parte finale della pellicola, riesce a ricostruire in
termini accessibili a un pubblico non ancora esperto di Catarismo. L’orrore che
suscita la lettura degli archivi degli Inquisitori è lo stesso orrore che
provavano Catari di fronte alla ferocia di Simon de Monfort, alla sua
impossibilità di nutrire sentimenti umani nei confronti dei propri simili, reso
irrimediabilmente bestiale dalla sete di denaro. Qual è l’essenza dell’umano?
Quale quella della responsabilità, e della natura di un mondo in cui l’ordine
della Creazione impresso nella Scrittura è sovvertito? I perseguitati si
interrogano, allora come oggi, e noi al termine del film, muti di fronte alle
fiamme della biblioteca di Sarajevo, ci accorgiamo che la risposta alle loro
lacrime è il nostro compito più urgente.









