Il nuovo film, un viaggio sulle tracce della vita

aprile 18, 2013

Il 12 aprile intervista di Virna BalanzinFredo Valla per Un giorno devi andare, su Vita Nuova, settimanale della Diocesi di Parma.

Uomini in cammino alla ricerca della vera pace: Fredo Valla, sceneggiatore di “Un giorno devi andare”, racconta la sua esperienza di crescita in Amazzonia.

Fredo Valla è regista, documentarista, sceneggiatore e per 25 anni ha lavorato anche come giornalista per varie testate, oltre che come autore di libri per ragazzi. Gli sta a cuore il tema della minoranza, particolarmente quella occitana cui appartiene (è in corso proprio in questo periodo il suo impegno con la Scuola di cinema di Ostana), che ritorna spesso nei suoi film e pubblicazioni. Vincitore di numerosi premi, nel 2008 è stato candidato al Premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura (“Il vento fa il suo giro”). Il sodalizio pluridecennale con il regista bolognese Giorgio Diritti lo ha portato di recente a scrivere insieme a lui il soggetto e la sceneggiatura (anche con Tania Pedrotti) di “Un giorno devi andare”, film prodotto da Lumière & Co., AranciaFilm, Groupe Deux e in collaborazione con RaiCinema, presentato all’ultimo Sundance Festival.

Quando e come è nata l’idea del soggetto?
Diritti e io, ne12000, durante un viaggio di lavoro in Amazzonia per un progetto televisivo sulla vita nelle favelas, ci siamo imbattuti nella storia di un missionario italiano; all’epoca lavoravamo ancora al film “Il vento fa il suo giro” e perciò avevamo accantonato l’idea, riprendendo però il progetto dopo il 2008, una volta concluso il film “L’uomo che verrà”. In corso d’opera il personaggio principale è stato cambiato da quello del missionario alla ragazza italiana in cerca di pace dopo una tragedia familiare, ma i nuovi innesti nella storia sono nati anche da tanti altri contatti con religiosi e laici incontrati durante l’esperienza in Amazzonia e a Manaus. Per questo motivo il film è stato girato nelle stesse località, con una lavorazione lunga (undici settimane) e impegnativa.

Cosa Le è rimasto essenzialmente di quel periodo in Amazzonia?
Restano i rapporti con le persone ancor di più del lavoro che si è svolto, perché ci cambiano, ci trasformano, segnando un percorso di vita. l’esperienza in Amazzonia è stata per me fondamentale, grazie anche all’incontro con padre Fernando, gesuita missionario italiano, con cui sono tuttora in contatto. Ho acquisito, dai molti e fruttuosi incontri fatti, la consapevolezza di una semplicità di vita difficile da recuperare nel nostro mondo occidentale, oltre alla coscienza dell’estremo rischio corso da quelle comunità locali di diventare schiave dei falsi miti dovuti alla globalizzazione imperante, perdendo così la loro identità.

La protagonista di “Un giorno devi andare” ad un certo punto del suo viaggio, e della sua intensa ricerca, legge il libro ‘Attesa di Dio” di Simone Weil, datole da un missionario. Ci sono altri testi e autori che hanno ispirato il Suo lavoro di scrittura del film?
Quando si lavora alla costruzione di un film si fanno tante letture. Il libro di Simone Weil, letto da Augusta, è un’opera sicuramente importante anche per comprendere l’atmosfera del racconto cinematografico. Rilevante poi è il contributo che mi hanno dato pure “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos e leopere di Julia Kristeva, scrittrice e filosofa francese di origine bulgara, di cui vorrei ricordare gli scritti su Santa Teresa d’Avila e “Il bisogno di credere”. Considerevole inoltre l’apporto del teologo José Antonio Pagola con “Gesù. Un approccio storico”.

“Un giorno devi andare”. Che significato ultimo dare a questo titolo?
La scoperta di un imperativo. Gli uomini, contrariamente alle piante, non hanno radici ed è umano perciò procedere nel senso del movimento: mettersi in discussione, scoprire, come ha fatto la protagonista del film, che , dopo il trauma e l’abbandono subiti, noi pensiamo vada verso una vita migliore, meno travagliata, finalmente pacificata con l’altro che è anche Dio.

La scheda
La perdita. Il dolore. La partenza. La ricerca. La consapevolezza. La riscoperta.Anche solo queste poche parole potrebbero caratterizzare il bel film di Diritti, dove l’essenziale è visibile agli occhi della protagonista come dello spettatore.Augusta (Jasmine Trinca), trentenne di buona famiglia, in seguito a situazioni drammatiche per lei insostenibili lascia tutto e tutti in quel di Trento — splendide le immagini del Santuario di San Romedio nellaVal di Non — per andare con suor Franca (Pia Engleberth) nella barca lungo un fiume in missione tra i villaggi indios dell’Amazzonia e poi, da sola, nelle favelas di Manaus in Brasile per scoprire il senso personale e spirituale dell’esistenza. Il rapporto di condivisione con la comunità degli ultimi e, alla fine, il contatto in solitudine con la maestosità della Natura e la sua forza dirompente le indicheranno la strada, riportandola definitivamente alla pienezza della vita.
“Un giorno devi andare”, di Giorgio Diritti, Italia/Francia (2012), 110′

[L’articolo scaricabile in versione .pdf lo trovate nella sezione Rassegna Stampa]

CHI SONO

Amo sentire raccontare le storie. Per questo motivo sono diventato documentarista e sceneggiatore di film lungometraggi. Qualcuno ricorderà "Il vento fa il suo giro" candidato al Premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura e "Un giorno devi andare", regia di Giorgio Diritti. Collaboro con Aranciafilm, Graffitidoc e Nefertiti Film per lo sviluppo di progetti, soggetti, sceneggiature e regie. Ho co-fondato "L'Aura", scuola di cinema di Ostana, nel villaggio di fronte al Monviso in cui vivo. Coltivo l’orto a 1350 metri di quota; raccolgo cavoli, zucchine, porri, insalata, bietole, carote. Zucchine, soprattutto.

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