Il 17 febbraio, Alberto Pezzotta del Corriere della Sera intervista Giorgio Diritti. sulla nuova Scuola di Cinema ad Ostana (CN)
Registi. Giorgio Diritti fonda una scuola di cinema nel Cuneese con Anteo e Ied
«Un sogno? Diventare il Redford d’Occitania»
Una scuola di cinema a Ostana, borgo occitano di 69 abitanti ai piedi del Monviso. L’idea è venuta a Giorgio Diritti e al suo sceneggiatore Fredo Valla fin da quando girava in quei luoghi «Il vento fa il suo giro». «Ci piaceva l’idea di andare lassù, al di fuori degli spazi abituali, a caccia di sensazioni più profonde».
Ed è lassù, tra prati e rifugi di montagna, che Diritti porterà i partecipanti al progetto «Il documentario del vero», lanciato da «OffiCine-fare e cinema», progetto di Ied e Anteo. «Ho imparato molto dall’esperienza che ho fatto anni fa con Ipotesi Cinema, laboratorio di Ermanno Olmi a Bassano», racconta Diritti. «Cercherò di dare più attenzione al contenuto che al contenitore, insegnando a riflettere sulla società». Dopo una fase di scrittura a Ostana, nel mese di aprile, i partecipanti realizzeranno un documentario in giro per l’Italia, raccontando storie di giovani e lavoro, tema scelto per la sua attualità. Il terzo mese sarà dedicato al montaggio, a Milano.
«Saranno giovani che raccontano i coetanei, in una chiave che vorrei non fosse solo di tipo giornalistico». Diritti è stato di recente al Sundance Film Festival, a presentare il suo ultimo «Un giorno devi andare», girato in Amazzonia e in uscita da noi il 28 marzo. «A Park City, nello Utah, 2100 metri, in mezzo alla neve, mi sono sentito a casa. Robert Redford mi ha raccontato di essere partito dal nulla, forte solo di un’idea: che a Hollywood non c’era più spazio per il cinema di impegno. E’ un festival dove non trovi lo star system, c’è un bellissimo rapporto col pubblico. Valorizza i giovani, gli autori di corti: vengono presi sotto braccio, aiutati a realizzare progetti. Vorrei fare qualcosa di simile».
Ogni volta Diritti passa mesi preparando il film sul luogo delle riprese: che sia il Cuneese, l’Amazzonia o l’Appennino di «L’uomo che verrà». «Che si giri un film di finzione o un documentario, importante è l’approccio basato sull’osservazione, secondo la lezione di Zavattini. Si ottiene più verità. Nella realtà trovi cose superiori a ogni immaginazione».
Per partecipare alla selezione di «Il documentario del vero», inviare curriculum e materiali a Officine (officine@ied.it) entro il 3 marzo. Info su http://officine.ied.it
[L’articolo scaricabile in versione .pdf lo trovate nella sezione Rassegna Stampa]







