“TAM TAM – Il Demiurgo e le sue Creature” al Glocal
Novembre 17, 2025
“TAM TAM – Il Demiurgo e le sue Creature” è un film d’arte sull’arte (il protagonista è lo scultore Giovanni Tamburelli con il suo bestiario buffo in ferro battuto), ma anche una fiaba simbolista, che affonda le radici nel mito, e un po’ Dada… Un po’ in linea con i viaggi sul creare musica con gli oggetti mi sono immaginato di suonare quella sculture metalliche un po’ buffe e un po’ distorte. Ne è venuta una musica un po’ buffa e un po’ distorta. Nel secondo Quadro ho pensato di tirare in mezzo a questa avventura anche Isabel Sorling che ama sempre giocare in maniera buffa e distorta. Per ora sono stati realizzati i primi due Quadri del Trittico (regia Fredo Valla con Silvia Giachello e Yalmar Destefanis) presentati il 13 novembre come Evento Speciale del Glocal Film Festival di Torino, omaggio al regista Fredo Valla. (da un post FB di Stefano Risso)

Un racconto per immagini che unisce l’arte di tre epoche, quella ancestrale dei primordi, quella dell’età di mezzo con le figure del visionario Hieronimus Bosh e quelle novecentesche dei surrealisti Ernst e Miro.
Un bel viaggio ipnotico e incantevole (Ivana Mulatero, direttrice Museo Mallé)

Torino Film Festival, addio allo spirito originario: lo ha ereditato il Glocal Film Festival
di Gabriele Ferraris
Il nuovo corso del TFF: troppo glamour, poca anima. Il vero erede? Il Glocal Film Festival
Mi pare ormai fattuale che possiamo scordarci del Torino Film Festival così come l’abbiamo conosciuto dagli albori di Cinema Giovani e finché la smania di «glamour» degli enti pubblici che lo finanziano non l’ha trasformato nell’attuale parata di divi&dive con i politici locali a far la ruota e a sputar sentenze e sperticati elogi del cinema: mirabile, in conferenza stampa, la dichiarazione dell’assessore Chiarelli «Investire nel cinema significa investire nelle persone» mentre il suo governo taglia gli investimenti sul cinema e tenta pure di camuffarli con fantasiose partite di giro. Va così.
Torino «non può quel che vuole, vorrà quel che può»: e il direttore Giulio Base ha dato a lorsignori quel che può e che lorsignori volevano – anzi, reclamavano – da lungo tempo; per accontentarli è bastato investire sull’operazione-glamour una mezza milionata di euro, pari a quanto spende in un anno il Museo del Cinema per Lovers, e ben più del costo di CinemAmbiente.
Ma lo spirito del Tff perduto – innovativo, curioso, sorprendente, diverso – non è morto: è trasmigrato al Glocal Film Festival, dell’antico Tff credibile erede. Un festival piccolo e coraggioso che martedì 11 inaugura la sua ventiquattresima edizione, e che professa gli stessi principii che guidarono i padri fondatori del Tff: in primis quell’attenzione alla scena piemontese che fu all’origine di Cinema Giovani; attenzione cui rimandano anche l’omaggio a un maestro come Fredo Valla e il premio al nume tutelare, Alberto Barbera, di cui Torino ha masochisticamente ritenuto di poter fare a meno; e sul versante della cinefilia vorrei sottolineare il recupero di film seminali che – a differenza da quelli delle «retrospettive» dell’attuale Tff – difficilmente rivedremo in sala o in tv.
Il Glocal Festival non è soltanto un festival necessario: è anche un risarcimento per la perduta identità di un Tff oggi talmente glamour da ridurre i film – pur se belli e di qualità – quasi a un incidentale accessorio della grandinata di «stelle della Mole»: le inflazionate «stelle» la cui consegna alle celebrities di turno assurge sempre più, almeno sul piano mediatico, a principale ragion d’essere dell’intera faccenda. Ma forse tutto ciò ha un senso, per quanto mesto. Viviamo un’epoca nuova, l’epoca dell’apparire per esistere: e il Tff non fa che adeguarsi allo spirito dei tempi per sottrarsi all’irrilevanza mediatica e social. Però non per tutti l’omologazione è irrimediabilmente una virtù. E quindi, a tutela di un minimo di biodiversità culturale, per fortuna che il Glocal c’è.


