Su Marie Claire Diritti, Valla e la nuova Scuola di Cinema

June 27, 2013

Nei numeri di Giugno e Luglio, si parla de L’Aura Scuola di Cinema ad Ostana.

Chiacchiere alla fonte del Po (e delle idee) con un maestro di CINEMA. Che punta sul talento.

«Io girerò nei cantieri, per le strade e le autostrade, voglio documentare la vestizione di chi lavora con il pericolo. In ogni mestiere il vestirsi è un atto simbolico, no?». La domanda si incastona tra Lévi-Strauss, Pasolini e pane casereccio. A raccontare il suo Corpi in Bilico è Ernesta Caviola, architetto che a 48 anni si é messa alla prova nel workshop Il documentario del vero, organizzato da OffiCine, progetto di Anteo spazioCinema e Ied. La tavola che ci ospita è lunga e con le nostre sedie di legno diamo le spalle alla Francia. A dividerci un autentico Re di Pietra, il Monviso. Il paese che ci ospita è Ostana, 69 abitanti, uno dei borghi più belli d’Italia: qui nasce il Po e con lui anche le idee. Lo capirò meglio poi. Davanti a me a condividere vino e foto sull’iPhone è il direttore artistico Giorgio Diritti che qui ha girato Il vento fa il suo giro e sta (letteralmente) ponendo le fondamenta per L’Aura Scuola di Cinema insieme al coordinatore, Fredo Valla. Quest’ultimo mi affianca a destra con un’Aura che brilla di default quando mi precisa che «una volta si sentiva il dovere di tramandare la professionalità ai più giovani». Eccola, su un piatto d’argento, la traduzione del perché siamo qui. Ernesta, infatti, è solo uno degli studenti arrivati sui monti. A Giorgio Diritti il compito di spiegarci questo inizio en plein air. È piú difficile insegnare o produrre? Sono due belle avventure, diverse nel peso specifico. Produrre è difficile, però è spinto da un’urgenza. Insegnare è uno scambio, ha forza nel momento in cui è evoluzione di emozioni e pensiero. È una cosa che deve essere in movimento. Tre aggettivi per definire questa esperienza. Arricchente. Un’occasione per ritrovare la priorità delle cose. E divertente, perché ha la forza di renderti leggero in relazione a ciò che fai e sei. I prossimi step del workshop? Ora, in piccole troupe, inizieranno le riprese in giro per l’Italia. Ne usciranno otto corti diversi per i sedici filmmaker emergenti con un fil rouge, i giovani e il lavoro. Io e Fredo supervisioneremo i lavori. Al loro posto avresti partecipato? Ho fatto qualcosa di simile grazie a Ermanno Olmi e il suo Ipotesi Cinema di Bassano del Grappa. Questa esperienza in un certo senso è figlia di quella. Nella speranza di fare anche meglio. (PDM)
(il testo integrale dell’intervista su marieclaire.it)


La precarietà come scommessa: una giornata al workshop di cinema Il documentario del vero

Argalà nella parlata occitana delle valli del Piemonte che danno le spalle alla Francia significa pace dei sensi. Una soddisfazione che si raggiunge di più quando si condivide. Meglio se prima di un brindisi. Non a caso Argalà è anche il nome di un pastis artigianale prodotto con spezie segrete. Ed è anche il titolo di una delle storie che si animeranno in un corto grazie al workshop Il documentario del vero organizzato da OffiCine (il progetto culturale nato da Anteo spazioCinema e Istituto Europeo di Design), L’Aura scuola di cinema a Ostana e Aranciafilm. Lo storyboard di Argalà è nato a Ostana, insieme ad altri sette, durante il buen retiro ai piedi del Monviso di qualche mese fa, voluto dal direttore artistico Giorgio Diritti e il coordinatore Fredo Valla. Per «dare loro qualcosa che nella quotidianità abbiamo perso. La possibilità di staccare e coltivare un pensiero» ci aveva spiegato Diritti a conclusione della full immersion sui monti che, oltre a esperienza sensibile e tecnica, ha prodotto le otto storie del vero per gli otto short movie dei sedici filmmaker emergenti.
Il tema: giovani e lavoro/non lavoro in Italia. Ne uscirà una sorta di film corale a episodi che contempla sentimenti talvolta snobbati come la parola “dignità”. O il coraggio di esprimere un disagio.
La precarietà come scommessa: ci si può permettere di perdere ancor prima di aver giocato? Il film collettivo mette le telecamere a fuoco su questa premessa e dice il
suo no senza troppi dubbi. C’è la riscossa occitana di Argalà con il fuoco su una lettera di dimissioni di un precario coraggioso, o il ritorno alla terra del Cilento di
Homo Sapiens Homo Faber. Ma c’è anche la riflessione sui lavori pericolosi e la (s)vestizione dei loro protagonisti in Corpi in Bilico. O la storia di Kristina, una violinista serba venuta a Milano col sogno della Scala, commessa per necessità. E poi c’è Arif, un immigrato volonteroso diciottenne bengalese che, tra moduli online e fotocopie di curricula, durante la prima lezione del corso di italiano impara a declinare un solo verbo: perseverare. Già, perché in effetti di questo si tratta: perseverare. Anche per noi, oggi qui in Italia. Forse non a caso gli otto contometraggi saranno pronti solo verso la fine dell’estate. Nell’attesa, su marieclaire.it molti altri aggiornamenti fotografici dai set. (Paola Di Marcantonio)

[Gli articoli scaricabili in versione .pdf li trovate nella sezione Rassegna Stampa]

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CHI SONO

Amo sentire raccontare le storie. Per questo motivo sono diventato documentarista e sceneggiatore di film lungometraggi. Qualcuno ricorderà "Il vento fa il suo giro" candidato al Premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura e "Un giorno devi andare", regia di Giorgio Diritti. Collaboro con Aranciafilm, Graffitidoc e Nefertiti Film per lo sviluppo di progetti, soggetti, sceneggiature e regie. Ho co-fondato "L'Aura", scuola di cinema di Ostana, nel villaggio di fronte al Monviso in cui vivo. Coltivo l’orto a 1350 metri di quota; raccolgo cavoli, zucchine, porri, insalata, bietole, carote. Zucchine, soprattutto.

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