Serge Bertino patriota

Agosto 27, 2025

Riordinando la biblioteca di Serge Bertino, morto nel 1986, uno dei miei maestri, ho ritrovato questi attestati della sua partecipazione (giovanissimo) alla Resistenza.

A Serge ho dedicato un capitolo del mio libro “Le parole del padre”, edito da Aragno – 2025

L’INCONTRO CON SERGE BERTINO

Maestri sono uomini e donne che conoscono il senso della vita, delle relazioni fra gli umani, che hanno una visione del mondo, e che, per carisma o per altre loro doti innate o coltivate, sanno trasmetterla.

Che possono esserti modello, esempio… Che possono accompagnarti… Non per tutto il percorso – giovinezza, maturità, vecchiaia – ma per un tratto di strada… Lungo, breve?

Dipende. Il problema è riconoscerli come tali quando li incontri, quando ti passano accanto. Il problema è non farseli sfuggire.

Serge Bertino è stato uno dei miei Maestri. E, siccome nella vita tutto sommato sono fortunato, in realtà fu lui a scegliermi come discepolo. Io, giovane montanaro timido, non avrei osato propormi, e la mia vita avrebbe preso un’altra direzione. Forse nessuna direzione. Nessuna, intendo, che valesse davvero la pena.

Incontrai Serge all’inizio degli anni Ottanta. Circostanze fortunose: un amico mi parlò di lui e finii a casa sua a Ostana, alta valle Po, con sottobraccio qualche numero della rivista occitana, Novel temp, di cui curavo la pubblicazione data la mia militanza nel risveglio di questa minoranza linguistica. Conobbi così un uomo che, nei suoi cinquant’anni, aveva accumulato esperienze: cinema, documentario naturalistico, divulgazione, geografia, storia, natura, animali, terra, mare, anche romanzi.

Che aveva vissuto per alcuni anni accanto a un mito del tempo, il comandante Jacques-Yves Cousteau, di cui era stato uno dei più stretti collaboratori, e di cui ancora subiva il carisma.

Lassù, davanti al Monviso, fu un incontro interessante: storie su storie da ascoltare in silenzio. Serge parlava di esperienze che aveva accumulato, vissuto e che ancora viveva. Pensai che la cosa finisse lì.

Due settimane dopo, me lo vidi arrivare. Era venuto a chiedermi di lavorare al suo fianco, scrivere per lui, leggere per lui, divorare libri, fare ricerche, compilare schede… Stava scrivendo un libro importante, “Le strade della civiltà”…: la via della seta, quella dei lapislazzuli, quella dei pionieri dell’Ovest, degli esploratori in Africa, dei conquistatori delle terre degli Incas, della Siberia fino al Pacifico, vie della fede… Insomma, geografia e storia. E storie di uomini e terre, le mie grandi passioni. Per un anno salii periodicamente a Ostana, frequentai biblioteche, lessi, lessi tanto e compilai schede. Poi Serge, benevolo, mi chiese di scrivere alcuni capitoli. Senza darlo a vedere, mi iniziò a una visione del mondo e mi insegnò un mestiere: come raccontarlo questo benedetto mondo o perlomeno una parte di esso! Come guardare agli uomini, alla loro storia, alla diversità e riconoscere nelle differenze la grande ricchezza del genere umano, da valorizzare, da fare evolvere, non da schiacciare. Fece maturare in me qualcosa che se non l’avessi incontrato sarebbe rimasto assopito.

Libri di divulgazione per ragazzi, reportages in giro per il mondo, fotografia, e infine cinema, tutto è nato da quell’incontro con Serge, da averlo avuto come Maestro, dal suo avere visto in me un discepolo.

CHI SONO

Amo sentire raccontare le storie. Per questo motivo sono diventato documentarista e sceneggiatore di film lungometraggi. Qualcuno ricorderà "Il vento fa il suo giro" candidato al Premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura e "Un giorno devi andare", regia di Giorgio Diritti. Collaboro con Aranciafilm, Graffitidoc e Nefertiti Film per lo sviluppo di progetti, soggetti, sceneggiature e regie. Ho co-fondato "L'Aura", scuola di cinema di Ostana, nel villaggio di fronte al Monviso in cui vivo. Coltivo l’orto a 1350 metri di quota; raccolgo cavoli, zucchine, porri, insalata, bietole, carote. Zucchine, soprattutto.

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